Bhutan… il regno della felicità

Bhutan… il regno della felicità
Non è facile descrivere un viaggio in questo paese. Tutto quello che si legge sembra non essere vero,ma se si ha la possibilità di visitare questo piccolo stato incastonato tra India e Tibet nell’ Himalaya orientale ci si rende conto che è ancora meglio di quello che sembra.
Per arrivare a Paro, unico aeroporto internazionale del Bhutan, si è costretti a transitare dall’ India o dal Nepal. Noi scegliamo il Nepal così al ritorno ci fermiamo alcuni giorni a Kathmandu. La prima impressione al nostro arrivo è quella di stupore nel vedere l’ordine e l’organizzazione di questo piccolo aeroporto. Ci accolgono sorridenti le nostre guide Sonam e Jala, vestiti con l’ abito tradizionale gho, una lunga veste di cotone, seta o lana, chiusa in vita da una cintura di stoffa (kera).
Rispetto per gli altri,rispetto per l’ambiente, rispetto per gli animali, rispetto per le cose, rispetto per le regole, rispetto per il turista, il rispetto è alla base della vita in questo paese e chi ci accompagna ce lo dimostra in ogni momento. Noi purtroppo ci siamo allontanati da questi valori e forse è per questo che non siamo mai contenti.
La nostra visita inizia dal monastero di Chimi Lhakhang a Punakha, tempio dedicato alla fertilità e al “fallo sacro”. Si ,proprio il fallo come lo intendiamo noi. In questo luogo arrivano donne da tutto il mondo in cerca della benedizione di fertilità. I falli sono disegnati anche sulle facciate delle case in quanto si pensa che possano tenere lontani i demoni. Non siamo certo abituati a vedere falli sui muri e ,come spesso accade quando non conosciamo, la tendenza è quella di giudicare, o male interpretare quello che vediamo.
Proseguiamo poi verso la valle di Bumthnag situata nel centro del paese visitando numerosi dzong, fortezze al cui interno si trovano centri religiosi, militari, burocratici, amministrativi e sociali. Questi, per legge, devono essere costruiti rispettando la tradizione per cui è l’ispirazione mistica dei lama a dettarne dimensioni e caratteristiche, mentre sono gli astrologi-indovini a decidere il giorno più propizio per dare inizio ai lavori.
Lo scopo del viaggio è anche quello di vedere uno dei famosi festival del Bhutan che si svolgono nei cortili dei monasteri. Queste feste commemorano, attraverso danze mascherate, la vittoria del buddhismo sull’antica religione bon; le danze raccontano diversi episodi della vita del maestro tantrico Padmasambhava. Assistendo ad uno di questi festival ci si immerge completamente nella cultura di questo paese e si assiste ad un momento di meditazione in movimento difficile da dimenticare. Visitiamo anche Timphu, la capitale, e città di residenza del Re Jigme Khesar, che ospita tutti gli edifici sede del potere politico.
L’ ultimo luogo che visitiamo, il più famoso e venerato, è il mitico monastero della Tigre o Taktshang Goemba. Costruito su uno sperone di roccia, si racconta che venne raggiunto in volo da Guru Rinpoche a cavallo di una tigre, con l’obiettivo di sottomettere un demone. Le tre ore di camminata lungo un faticoso sentiero sono certamente ripagate nel momento in cui si può accedere alla visita ad una delle costruzioni più spettacolari del paese. Entrando si è accolti dai suoni e dai mantra recitati dai monaci, siamo in un luogo magico che ancora una volta conferma il fatto che il Bhutan è un paese davvero unico e speciale.
Carla, Daniela, Monse, Alberto, Cecco, Gianprimo, Gigi, Verginio